Europee Gattopardiane

Apparentemente tutto è cambiato, ma in realtà nulla è cambiato.

Condivido con voi alcune mie considerazioni a caldo sulle elezioni europee che si sono tenute questo fine settimana.

La conferma di Giorgia

Il governo italiano guidato da Giorgia Meloni conferma il consenso delle politiche e, anzi, allunga leggermente.

La coalizione di centro-destra italiana esce intera e tranquilla da questa tornata dove praticamente tutti i partiti guadagnano voti.

Considerando poi lo scioglimento del parlamento francese per opera del presidente Macron e il crollo del partito del cancelliere Scholz in Germania l’Italia è l’unica grande potenza europea in cui il consenso si consolida e questo avrà quasi sicuramente effetti anche in Europa.

Capitano e Generale

Il Generale non ha movimentato poi così tanti voti: incassa preferenze a pioggia ma la Lega rimane sotto il 10%. Un buon risultato, ma molti speravano in un plotone che non è mai arrivato.

“Tiene botta” invece il Capitano, pesantemente bersagliato dal fuoco amico, sopravvivendo agli attacchi e anzi, rilanciando la sfida agli oppositori interni che lo hanno clamorosamente sabotato in ogni modo possibile.

Il cavaliere tiene botta

Silvio Berlusconi si mantiene stabile sulle solite percentuali.

Siamo onesti: il leader di Forza Italia è ancora indiscutibilmente lui, tanto che non ne hanno nemmeno tolto il nome dal simbolo. Tajani sovente pare ispirarsi al leader pentastellato: non esiste.

Elly vince ma non sbanca

Risultato complessivamente positivo per il Partito Democratico della segretaria Schlein: data per spacciata prima del voto incassa un’ottima percentuale e risolleva leggermente le sorti dei dem. Il problema volendo si trova nella provenienza dei voti raccolti (presumibilmente esuli grillini di ritorno al nazareno) e nel sistema delle preferenze che pare premiare la linea del presidente Bonaccini. Una cosa è certa però: ormai il leader dell’opposizione ha un nome ed è Elly,

Le cinque stelle cadenti.

Continua l’inesorabile crollo dei pentastellati. Perdono voti in favore dei dem esattamente come il loro leader perde lo scontro diretto con la segretaria del PD. Vien quasi da pensare che abbia sempre avuto ragione il direttore dell’Unità Piero Sansonetti: Conte non esiste.

Lo statico campo largo

Il PD risale, i pentastellati calano: risultato? Nessuna variazione degna di nota.

Se la coalizione di centro-destra allunga quella di centro-sinistra è fossilizzata da troppo tempo sulle stesse percentuali: bene non perdere voti, ma non guadagnarne è un grosso problema.

AVS e la tattica della mascotte

Ultimo partito a sfondare la linea del 4% è la coalizione Alleanza Verdi Sinistra che ha riproposto in queste europee la stessa tattica delle politiche, raddoppiando. Là dove avevano candidato Soumahoro oggi si presentano sbandierando Ilaria Salis e Mimmo Lucano. Operazione riuscita, di nuovo.

Conclusione: vincono le destre e torna Ursula.

Alla luce di tutto questo, quindi, cosa cambierà?

Semplice, nulla.

Perchè il Moloch europeo esiste per essere eterno ed immutabile.

Perchè in questa situazione il 9% abbondante di Forza Italia conta più del 28% del partito del Premier, confluendo nel mega gruppo noto come PPE.

Infatti analizzando il solo centro-destra europeo lo sbilanciamento è impietoso: 49 partiti nel PPE, 13 nell’ECR e 8 in ID. Inutile specificare che se, in uno scenario ipotetico, i partiti di ECR e ID prendessero anche il doppio dei voti dei partiti del PPE sarebbero comunque in svantaggio.

A conti fatti nonostante l’avanzata diffusa delle destre europee l’unica maggioranza possibile ad oggi è di nuovo la celebre “maggioranza Ursula”, cosa confermata dalle esultanze sia della stessa che di Weber, leader dei popolari.

Poco importa che questo comporti riunire sotto un unico tetto popolari, socialisti, moderati e verdi o che i cittadini europei hanno mandato un chiaro segnale di volere un cambio di passo. Per capirci è come se domani in Italia salisse un nuovo governo formato da Forza Italia, Partito Democratico, Italia Viva, +Europa, Sinistra Italiana e Verdi.

Così ci troviamo ancora una volta a constatare come l’Europa dell’europarlamento nulla abbia a che spartire con l’Europa dei popoli.

Alla fine l’esito è, come di consueto, gattorpardiano: tutto è cambiato solo in apparenza, nulla cambierà nella sostanza.